We are not our failures.

Come back. Come back to me.

I punti che gli avevano dato sul petto gli facevano male.

Si sdraiò lentamente accanto a me nel letto e, come un bambino che si sente indifeso e vulnerabile, nascose il volto contro il mio petto. Continuai ad accarezzargli i capelli e le tempie ascoltando il suo respiro caldo farsi regolare.

Rimanemmo così per un tempo indeterminato, tutto quello che avevo nella testa scivolò nel cuore, prendendo le sembianze di un amore infinito durante il tragitto.

Tu mi fai capire che amare non è ricevere, ma è dare, dare, e dare. Dare il proprio amore, il proprio tempo, le proprie labbra, il proprio aiuto.

Corrono, corri con loro.

Sei all’inizio del tuo primo marzo,
quale strada hai percorso per arrivare fin qua,
quanti sassolini hai spinto da parte?


Corrono, i giorni,
cosa ti sei lasciata indietro?
Il tuo cuore vorrebbe voltarsi,
non permettergli di dare un ultimo sguardo
a ciò che ha abbandonato,
ad un passato diverso e ora astratto.

Rimane quell’errore,
presente in ogni fotogramma,
mentre allunghi le mani
per afferrare il presente,
senza sapere che è già diventato passato.

E non tornerà.

Mi guardo indietro, e mi accorgo di non aver toccato nessuno senza ferirlo. Sento in me una forza distruttiva che vorrei reprimere.Tre ragazzi mi hanno amata, quei tre ragazzi che ora non sono più loro, sono cambiati tremendamente dopo avermi lasciata andare.In momenti come questi, mi guardo allo specchio, e mi chiedo cosa io abbia fatto per non poter avere un amore normale.Mi chiedo cosa ci sia in me che spinge i ragazzi a lasciarmi andare, e poi rivolermi indietro con tanta insistenza.

Mi guardo indietro, e mi accorgo di non aver toccato nessuno senza ferirlo. Sento in me una forza distruttiva che vorrei reprimere.
Tre ragazzi mi hanno amata, quei tre ragazzi che ora non sono più loro, sono cambiati tremendamente dopo avermi lasciata andare.
In momenti come questi, mi guardo allo specchio, e mi chiedo cosa io abbia fatto per non poter avere un amore normale.
Mi chiedo cosa ci sia in me che spinge i ragazzi a lasciarmi andare, e poi rivolermi indietro con tanta insistenza.

Una donna lo sa, sa già come ogni uomo sa come si fa, una donna non ha più rispetto di te se sicura di sè. Prendi una donna, rendila bella, tu credi che si ricordi di te? Non c’è una donna che ti perdona se tu la rendi più importante di te.

Stadio.

Monologo di una rosa.

Sono la rosa
alla quale colui che si è ferito
con le mie spine
ha strappato i petali.
Per me non ci sarà una primavera,
se non tra molte stagioni,
rimarrà sempre inverno nel mio cuore.


Mi aveva accarezzata
come si accarezzano le rose più belle,
ma ora sono stata dimenticata:
non gli piacciono più le rose.

E allora spero
che le sue giornate siano grige,
le sue stanze vuote come il suo cuore,
il suo comodino disadorno senza il mio colore.

Che le sue mani non sfiorino
altri petali
fino al giorno in cui capirà
che non avrebbe dovuto cogliermi
per poi gettarmi a terra.

Buonasera, io sono lei, e credo che questa foto sia quella che mi rappresenta di più. Mi ricorda tante cose, è stata scattata a settembre, al ritorno dalle vacanze, quando avevo il cuore di speranza e un bel sorriso sulle labbra.Notare anche il mio amico che fa il dito medio con le Camel in mano. Questa è la mia estate, e questa sono io c:

Buonasera, io sono lei, e credo che questa foto sia quella che mi rappresenta di più. Mi ricorda tante cose, è stata scattata a settembre, al ritorno dalle vacanze, quando avevo il cuore di speranza e un bel sorriso sulle labbra.
Notare anche il mio amico che fa il dito medio con le Camel in mano. Questa è la mia estate, e questa sono io c:

La strada facile era quella della sofferenza.

Ci si arrendeva, rannicchiati in un angolo, e si lasciava che il tempo scorresse, mentre il passato si allontanava.
Poi c’era la strada difficile.
Ci si alzava ogni mattina imponendosi di essere felice, si sorrideva scacciando i ricordi, e nessuno sapeva quanto male facesse fingere la felicità mentre dentro era lo sfacelo.
L’ultima strada, quella più difficile ancora, consisteva nel far qualcosa.
Doveva pur esserci un modo per far funzionare le cose.
Allora si prendeva la rincorsa, si sbatteva il muso, si cadeva, ci si rialzava.
Spesso una soluzione non si trovava.
Si trovava solo se stessi più ammaccati, più stanchi.
Certo, con la consapevolezza di aver lottato.
Eppure, quando si sceglieva quella strada, non ci si metteva mai il cuore in pace, nemmeno quando si diceva di aver smesso di provarci.
Qualcosa, in chi lottava, rimaneva vivo ed immortale: l’amore.

Non smetterò mai di aspettarti.

Sarò il tuo angelo custode,
sarò con te anche se non mi vorrai.
Puoi impedirmi di stare vicina a te fisicamente,
ma non puoi obbligarmi
a smettere di amarti.

Forse dovrei pensare di più a me stessa,
questa non è altro che follia masochista,
ma se proprio non posso stare con te,
abbracciarti, vederti sorridere,
permettimi almeno di accompagnarti
col pensiero lungo quei marciapiedi
che tante volte abbiamo percorso insieme.

E se poi per caso qualcosa
ti facesse pensare a me,
allora saprei di essere al posto giusto,
accanto a te col cuore.

Non m’importa come.
Io devo stare con te.

E’ vietato ricordare,

ma mi fa paura dimenticare,
rimango nella terra di mezzo a soffrire.
L’acutezza della nostalgia
mi fa rimpiangere
ciò che ho perduto,
vorrei poterlo tenere nel mio cuore, nitido,
ma il tempo lo fa sbiadire lentamente.
Mi fa tremare il pensiero
che un giorno non rimarrà altro che
una confusa immagine,
un miscuglio di parole indistinte.
Forse farà meno male,
assumerà le sembianze di un sogno
e potrò dire di aver immaginato tutto.
Non si può soffrire per qualcosa di inventato.
Il problema è che noi siamo stati veri,
vero?